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Le coordinate di Fermi

  Fermi dà il suo contributo alla teoria della relatività generale introducendo un particolare sistema di coordinate che diverranno note nella letteratura successiva come coordinate di Fermi.
  Fisica
  Prima di approfondire il significato fisico delle coordinate di Fermi conviene premettere tre osservazioni. Notiamo, anzitutto, il carattere puramente geometrico della costruzione. Fin dall'inizio gli studiosi della relatività avevano a disposizione due tecniche diverse: il calcolo algebrico e differenziale basato su specifiche coordinate e l'uso esplicito di componenti vettoriali e tensoriali, spesso con complessi indici; e il metodo geometrico, che usa solo i concetti di segmento, angolo, volume, ecc. Non c'è dubbio che il secondo, introdotto nel 1908 da H. Minkowski, è, se praticabile, più semplice e più vicino alle modalità di calcolo dei fisici, abituati all'uso di grandezze fisiche misurate in concreti sistemi di riferimento. Questa duplicità è tuttora presente e si deve riconoscere che il primo metodo, in generale concettualmente più facile e spesso l'unico disponibile, ha un seguito molto maggiore. Ma esso ha dato luogo a numerosi errori e false strade; l'esempio più clamoroso è quello del fisico sovietico V.A. Fock che nel suo libro "The Theory of Space, Time and Gravitation" (pubblicato in inglese nel 1959) arrivò all'assurdo di attribuire significato fisico a particolari coordinate matematicamente definite. è quindi assai interessante notare che Fermi, la cui formazione scientifica era essenzialmente fisica, usò subito e senza incertezze la strada geometrica.
In secondo luogo, la trattazione di Fermi vale per arbitrari valori delle velocità, anche vicine a quella della luce, e contiene implicitamente gli effetti relativistici della dilatazione dei tempi e della contrazione delle lunghezze. Essa, in sostanza, definisce per ogni evento di L0 una trasformazione di Lorentz "locale" che varia da istante a istante; e ciò in maniera geometrica, senza usare farraginose matrici.
Da ultimo, forse i lettori più attenti potranno chiedersi, che ruolo ha in questa costruzione l'orientazione del laboratorio attorno al suo centro di massa? Il trasporto parallelo, infatti è definito in maniera puramente geometrica e non ammette arbitrarietà alcuna; ma come si ottengono operativamente le coordinate solidali con un laboratorio posto sulla superficie della terra (ruotante) non sono certo appropriate. Fermi non accenna a questo problema e prende per scontato che la geometria stessa, attraverso il parallelismo nello spaziotempo, definisca l'assenza di rotazione. Viene così introdotto surrettiziamente un elemento assoluto e a priori indipendente dalle misure e dagli oggetti materiali che necessariamente occorre usare per verificarne la sua realizzazione; un procedimento contrario ai principi epistemologici di E. Mach, per esempio. Possiamo qui dire, per brevità, che in pratica la rotazione assoluta viene fatta rispetto alla materia lontana, in particolare le radiogalassie. Tale definizione corrisponde, nei limiti della presente (ed assai elevata) accuratezza, con la definizione locale del parallelismo geometrico.
Una volta costruite esplicitamente le coordinate locali (t, x, y, z) non è stato difficile a Fermi ottenere l'espressione della generalizzazione del "Teorema di Pitagora" nello spaziotempo:
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Qui a è l'accelerazione vettoriale di L0 e r il vettore (x, y, z). Si noti che per accelerazione si intende una precisa grandezza geometrica che misura la deviazione della linea di mondo da una geodetica. In questa formula è contenuta la dinamica in un sistema di riferimento non inerziale (sulla superficie terrestre o in un razzo accelerato): un corpo libero, che si muove lungo una geodetica di tale metrica, possiede l'accelerazione -a.
Occorre infine precisare l'errore commesso prendendo la metrica nella forma precedente, in cui l'influenza della curvatura dello spazio sulla metrica è trascurata. La distanza ds è data ancora da una forma quadratica nei differenziali delle coordinate dt, dx, dy, dz in cui i coefficienti differiscono da quelli dell'equazione sopra per termini che sono funzioni del tempo e di ordine Kr2; però qui r è la distanza dalla geodetica nello spazio ortogonale. Ad esempio, con una sola dimensione spaziale x abbiamo tre correzioni:
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Le funzioni K(t) hanno dimensione L-2 e sono determinate dalla curvatura dello spaziotempo. L'errore commesso nel trascurare la curvatura in un laboratorio sulla terra è assai piccolo. La curvatura dello spaziotempo nel sistema solare è determinata essenzialmente dal sole ed è, ad una distanza D da esso, di ordine
,
ove l'Unità Astronomica (UA) è la distanza terra-sole, 150 milioni di km. Per un laboratorio terrestre di dimensioni r l'errore Kr2 è di ordine ; se r è il raggio della terra esso è !
E' interessante notare che l'importante problema dell'errore che si commette adottando la metrica di Fermi è stato trascurato sino agli anni '70. La costruzione delle coordinate di Fermi in uno spazio curvo, quando la linea centrale L0 non è geodetica, è merito di Walker. Nell'equazione , le coordinate geodetiche sono state estese al caso in cui, oltre alla curvatura prodotta da corpi lontani, vi è anche un contributo da corpi gravitanti vicini, come la terra.
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