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IL PROCESSO DI FISSIONE NUCLEARE

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PARAFFINA: FERMI SCOPRI' CHE SE UN NEUTRONE COLPIVA PARTICELLE PIU' O MENO DELLA STESSA MASSA, QUESTO VENIVA RALLENTATO. È IL PROTONE CHE SODDISFA QUESTA RICHIESTA. NELLA PARAFFINA INFATTI TROVIAMO ATOMI DI IDROGENO (I CUI PROTONI HANNO LA STESSA MASSA DEI NEUTRONI) CHE RALLENTANO IL FASCIO DI NEUTRONI.
I fenomeni di radioattività possono essere adeguatamente spiegati, come abbiamo visto, dal verificarsi di particolari reazioni nucleari. Altre reazioni nucleari di notevole interesse sono quelle di fissione. Una reazione nucleare è detta di fissione quando comporta la scissione di un nuclide instabile in due o più nuclidi aventi masse tra loro comparabili.
Lo studio delle reazioni di fissione ha origine dalle ricerche condotte da Fermi e dai ragazzi di via Panisperna sul bombardamento con fasci di neutroni; realizzato con l'ausilio della pistola a neutroni. I neutroni, essendo privi di carica elettrica, riescono a penetrare nell'interno del nucleo anche se sono dotati di piccola energia cinetica. Le probabilità, quindi, di realizzare delle reazioni nucleari con queste particelle sono maggiori, in particolare per i nuclei più pesanti che hanno una minore energia di legame. Occorrono però sorgenti di neutroni abbastanza ricche e queste, già negli anni trenta, erano a disposizione dei fisici che operavano in questo settore della ricerca scientifica.
Durante gli esperimenti eseguiti da Fermi e dai suoi collaboratori era stato notato che, bombardando l'uranio con neutroni lenti, si otteneva la formazione di diversi nuclidi radioattivi. Si pensava però che tali elementi avessero un numero atomico prossimo a quello dell'uranio e, siccome non vennero riconosciuti come tra le specie nucleari note, si avanzò l'ipotesi che si trattasse di elementi transuranici.
Ma nel 1939 i fisici tedeschi O.Hann e F.Strassmann provarono che quando l'uranioveniva bombardato con neutroni si otteneva la formazione di due grossi frammenti nucleari che subivano successivamente una serie di trasformazioni radioattive; tra i prodotti della reazione essi identificarono i nuclei di barioe di cripto .A questo tipo di reazione nucleare , che consiste nella scissione del nucleo atomico degli elementi più pesanti in due parti (raramente più di due) aventi masse che stanno in un rapporto dell'ordine di 3/2, fu dato il nome di fissione nucleare. Secondo il modello nucleare a goccia, ideato da N. Bohr, la reazione di fissione si può interpretare nel modo seguente. Quando un nucleo pesante, per esempio cattura un neutrone , entra in uno stato di instabilità e si pone a vibrare. Successivamente, tende ad allungarsi in una data direzione e a restringersi sempre più nella parte mediana sino a spezzarsi in due.
In seguito ai primi esperimenti si poté provare che la fissione mediante neutroni avveniva anche nel torio e nel protoattinio. Mentre però per questi ultimi elementi era necessario impiegare neutroni di elevata energia cinetica , per l'uranio, invece, la reazione avveniva sia con neutroni veloci, sia con neutroni lenti. Anzi, si riuscì a provare che , mentre per l'isotopo più abbondante dell'uranio (99.274%), cioè occorrevano neutroni veloci, per quello meno abbondante (0.71%), cioè l'erano sufficienti neutroni lenti o termici; quest'ultima denominazione sta a significare che detti neutroni sono dotati di energia cinetica dell'ordine di grandezza di quella dovuta all'agitazione termica della molecole. Un altro fatto notevole, che si doveva manifestare in seguito all'utilizzazione dell'energia atomica, era che nella fissione dell'uranio 235 venivano emessi almeno due o tre neutroni per ogni nucleo che subiva la disintegrazione.
Nel processo di fissione una volta scoperta la convenienza di rallentare i neutroni facendoli passare o attraverso un blocco di paraffina o entro una vasca d'acqua (la famosa vasca dei pesciolini di via Panisperna), il bombardamento più interessante, e inizialmente molto misterioso, si rilevò essere quello dell'uranio.L'isotopo di uranio capace di scindersi era l'uranio 235 e la reazione a suo carico si può schematizzare così:X e Y sono nuclidi con numero di massa intorno a 127; il numero di neutroni (n) varia a seconda dei nuclidi effettivamente prodotti; l'energia che si libera corrisponde a circa 200 MeV per nucleo di nucleo di uranio che viene scisso. La quantità di energia prodotta è enorme, basti pensare che la combustione di un atomo di carbonio libera circa 4 eV, mentre la scissione di un nucleo di uranio comporta la liberazione di una quantità di energia 50 milioni di volte superiore. Ciò succede perché nelle reazioni nucleari si hanno variazioni significative di massa che invece non si verificano nelle normali reazioni chimiche di combustione. Ritornando alla reazione descritta, bisogna notare la produzione di neutroni che possono essere assorbiti dai nuclei di uranio vicini originando nuovi processi di fissione e nuova produzione di energia; il primo neutrone che ha prodotto l'iniziale scissione innesca così una reazione a catena che in breve tempo coinvolge tutta la quantità di uranio disponibile. La prima utilizzazione pratica della reazione di fissione fu la terrificante distruzione di Hiroshima e Nagasaki che, segnò la fine della seconda guerra mondiale. Nella bomba atomica la reazione diventa esplosiva perché vengono messi a contatto rapidamente due masse "subcritiche" sì che il sistema ottenuto risulti, nel complesso, superiore alla massa "critica". La massa critica rappresenta la più piccola quantità di materiale fissibile necessaria per autosostenere la reazione a catena. Nelle centrali nucleari la reazione a catena viene controllata e regolata usando barre di cadmio o grafite o acciaio al boro che hanno la capacità di catturare facilmente i neutroni. Nel reattore si occupano di queste funzioni le barre di regolazione. Una regolazione del reattore è assicurata anche dall'acqua che, raffreddando il nocciolo, si trasforma di conseguenza in vapore: essa assorbe, rallentandoli, una certa quantità di neutroni. Il vapore acqueo ottenuto viene inviato alla turbina che, associata all'alternatore, è in grado di generare energia elettrica.
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