Enrico Fermi nasce a Roma il 29 settembre. Durante
l'infanzia il suo unico amico e compagno di giochi è
il fratello Giulio, di un anno più grande di
lui. A dieci anni si iscrive al ginnasio liceo Umberto
I e molto presto sviluppa un forte interesse per la
fisica e la matematica. A quattordici anni scopre su
una bancarella di piazza Campo dei Fiori, un trattato
di fisica matematica di circa 900 pagine, scritto in
latino, Elementorum Physicae Mathematicae, e
lo studia a fondo come risulta dalle numerose annotazioni
in margine al testo e da foglietti pieni di calcoli
ritrovati all'interno. Nel 1915, poco dopo la drammatica
morte dell'amatissimo fratello Giulio, Fermi fa amicizia
con Enrico Persico, compagno di scuola di Giulio. Il
grande interesse per la fisica accomuna i due ragazzi,
che insieme fanno lunghe passeggiate per la città,
durante le quali il giovane Persico scopre con meraviglia
l'intelligenza del tutto singolare del suo compagno:
"In matematica e fisica dimostrava di conoscere
molti argomenti non compresi nei nostri studi. Conosceva
questi argomenti non in modo scolastico, ma in maniera
tale da potersene servire con la massima abilità
e consapevolezza. Già allora per lui conoscere
un teorema o una legge scientifica significava soprattutto
conoscere il modo di servirsene". Durante gli anni
del liceo Fermi ha un interlocutore importante nell'ingegner
Adolfo Amidei, amico e collega del padre, appassionato
di matematica e fisica, che contribuisce alla sua formazione
scientifica prestandogli numerosi trattati di livello
universitario.
1918
In luglio Fermi, saltando il terzo anno, consegue la
licenza liceale. Si occupa della lettura dei 9 volumi
di O. D. Chwolson, dove c'è tutta la fisica delle
grandi svolte, ci sono tutti i nomi che rappresentano
la transizione dalla fisica classica alla nuova fisica.
Fermi fa il concorso per essere ammesso alla Scuola
Normale Superiore di Pisa con il suo tema "Caratteri
distintivi dei suoni e loro cause". In autunno
Fermi si iscrive all'Università di Pisa come
allievo interno della Scuola Normale.
1919
Dalle lettere scritte all'amico Persico è possibile
ricostruire l'intensa attività di studi che Fermi
porta avanti durante questi anni universitari al di
fuori del curriculum universitario. Si va dalla meccanica
analitica di Hamilton e Jacobi, alla teoria di Lorentz,
alla relatività ristretta, alla teoria del corpo
nero.Sono anche menzionati i primi lavori di Bohr sullo
spettro dell'idrogeno, certamente poco conosciuti e
considerati all'epoca in Italia. E' un completo autodidatta
e si muove con grande sicurezza nei campi più
diversi della fisica e della matematica.
1920
Tra i suoi colleghi a Pisa vi sono Franco Rasetti e
Nello Carrara, con i quali Fermi inizia a fare esperimenti
nel laboratorio di fisica al quale il direttore dell'Istituto,
Luigi Puccianti, aveva dato loro libero accesso. Mostra
subito le sue doti di leader del piccolo gruppo. Fermi
ha già studiato a fondo quello che allora è
considerato il testo sacro della meccanica quantistica,
Atombau und Spektrallinien [Struttura dell'atomo
e linee spettrali] di A. Sommerfeld ed è già
considerato da tutti l'autorità indiscussa sulla
teoria quantistica di Bohr-Sommerfeld. Tiene nella sede
della sua università una conferenza sulla teoria
dei quanti il 30 gennaio.
1921
La lettura del libro di Hermann Weyl, Raum, Zeit, Materie
[Spazio, tempo, materia], pubblicato nel 1921, costituisce
un'introduzione di straordinaria chiarezza fisica e
matematica alla teoria della relatività. Dopo
lo studio della meccanica quantistica Fermi si dedica
a fondo alla relatività e nel corso del terzo
anno di università pubblica sul Nuovo Cimento
i suoi primi lavori su problemi di elettromagnetismo.
Secondo quanto affermato da Persico il metodo di lavoro
di Fermi consisteva nel prendere i dati di un determinato
problema, elaborarli e confrontare i suoi risultati
con quelli ottenuti dagli autori dei saggi. A volte,
nella realizzazione di questo tipo di lavoro, egli poneva
nuovi problemi e li risolveva oppure, addirittura, correggeva
le soluzioni errate se erano ormai universalmente accettate.
Nacquero così le sue prime pubblicazioni.
1922
Si impadronisce a fondo dei metodi del calcolo tensoriale
che, sviluppato dai matematici Gregorio Ricci Curbastro
e Tullio Levi-Civita, costituisce la struttura matematica
alla base della relatività generale. Il più
notevole dei lavori di Fermi nel campo della relatività
si trova nell'articolo Sopra i fenomeni che avvengono
in vicinanza di una linea oraria nel quale Fermi dimostra
un teorema che semplifica alcune dimostrazioni di relatività
generale. In questo studio Fermi introduce un sistema
di coordinate spazio temporali (le cosiddette coordinate
di Fermi) particolarmente adatto per seguire l'evoluzione
temporale di fenomeni che avvengono in una piccola regione
di spazio (una importante estensione viene successivamente
fatta da A. G. Walker nel 1932, per cui nella letteratura
scientifica si parla generalmente di coordinate di Fermi-Walker).
In luglio si laurea in fisica con lode e ottiene il
diploma della Scuola Normale con una tesi riguardante
le immagini di diffrazione dei raggi X. A quell'epoca
in Italia la fisica teorica non era considerata una
disciplina da insegnare nelle università e una
tesi in quel campo avrebbe rappresentato uno scandalo.
I fisici erano essenzialmente fisici sperimentali e
soltanto una tesi sperimentale sarebbe stata accettata
da loro come una vera tesi di fisica. L'argomento più
affine alla fisica teorica, la meccanica razionale,
era insegnata dai matematici perché intesa come
un settore della matematica applicata. Questo spiega
perché argomenti come la teoria dei quanti non
avevano preso piede in Italia: rappresentavano un qualcosa
di indefinito tra la fisica e la matematica. Fermi identificò
questo qualcosa.
1923
Nel breve saggio Le masse nella teoria della relatività,
Fermi mette in evidenza un'importante conseguenza fisica
della teoria einsteiniana, la relazione che lega la
massa di un corpo alla sua energia. Dopo aver sottolineato
le potenziali quantità di energia contenute in
un grammo di materia in base alla relazione E=mc2, Fermi
prosegue: "Non appare possibile che, almeno in
un prossimo avvenire, si trovi il modo di mettere in
libertà queste spaventose quantità di
energia, cosa del resto che non si può che augurarsi,
perché l'esplosione di una così spaventosa
quantità di energia avrebbe come primo effetto
di ridurre in pezzi il fisico che avesse la disgrazia
di trovare il modo di produrla". In questo periodo
Fermi si reca a Göttingen presso Max Born con una
borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione.
Là conosce Werner Heisenberg e Pascual Jordan,
e forse anche Wolfgang Pauli. Pubblica anche una serie
di lavori sulla meccanica analitica, in particolare
l'articolo Dimostrazione che in generale un sistema
meccanico normale è quasi ergodico che viene
molto apprezzato da Paul Ehrenfest, uno dei maggiori
esperti, con Einstein, di meccanica statistica. Ehrenfest
consegna a George Eugene Uhlenbeck, che si recava a
Roma, una lettera per Fermi nella quale gli pone un
certo numero di domande. In questa occasione Fermi e
Uhlenbeck si conoscono: rimarranno amici per tutta la
vita.
1924
Fermi deciderà di andare a Leida con una borsa
Rockefeller nel settembre dove, oltre al contatto con
Ehrenfest, noto anche per i suoi fondamentali contributi
alla meccanica quantistica, Fermi conoscerà di
persona scienziati come Hendrick Lorentz e Albert Einstein
e farà amicizia con alcuni giovani fisici come
Samuel Goudsmit e Jan Tinbergen, che successivamente
diventerà un'economista. A parte l'amico Enrico
Persico, Fermi non ha in Italia, tra i fisici in senso
stretto, interlocutori competenti con cui discutere
delle sue ricerche sulla meccanica quantistica e sulla
teoria della relatività. I soggiorni all'estero
costituiscono quindi un'occasione preziosa per misurarsi
con figure a livello internazionale. Tornato a Roma
Fermi scrive una breve memoria dal titolo Sulla probabilità
degli stati quantici, che può essere considerata
il suo primo contributo importante alla meccanica quantistica.
Il lavoro Sopra la teoria di Stern della costante assoluta
dell'entropia di un gas perfetto monoatomico, pubblicato
l'anno precedente, presenta un certo interesse storico
perché è la prima indicazione delle riflessioni
di Fermi su questi argomenti, in particolare sulla suddivisione
dello spazio delle fasi in celle di volume h3. Ma è
soltanto con il lavoro Considerazioni sulla quantizzazione
dei sistemi che contengono degli elementi identici
che Fermi arriva a porsi il problema della ricerca di
un "principio mancante" per spiegare il comportamento
di particelle identiche che obbediscono alle condizioni
della meccanica quantistica di Bohr-Sommerfeld e in
particolare per spiegare l'annullarsi dell'entropia
allo zero assoluto. Fermi anticipa senza saperlo il
principio di Pauli ( "principio di esclusione")
che verrà enunciato (gennaio 1925). Il 2 luglio
il fisico indiano Satyendra Nath Bose introduce un nuovo
tipo di statistica per i quanti di luce. A distanza
di poco più di una settimana Albert Einstein
applica la statistica di Bose a un gas di particelle
libere e nel suo articolo dell'8 gennaio 1925 deduce
che la materia deve esibire proprietà ondulatorie
con un argomento indipendente da quello di Louis de
Broglie che nella sua tesi di laurea, discussa il 25
novembre del 1924, era stato il primo ad associare alla
materia un comportamento ondulatorio.
1925
E' un periodo di grandi scoperte e rapidi cambiamenti.
Nel gennaio 1925 Pauli pubblica il suo famoso articolo
sul principio di esclusione e appaiono i due fondamentali
lavori di Einstein sulla statistica quantistica dei
gas. Nell'estate dello stesso anno Heisenberg, Born
e Jordan gettano le basi della nuova meccanica quantistica
- o meccanica delle matrici - che Fermi non riesce ad
apprezzare trovando la formulazione troppo astratta.
Fermi accetta rapidamente la versione di Schrödinger
della meccanica ondulatoria e considera con diffidenza
la formulazione di Heisenberg; naturalmente finché
non ne sarà dimostrata la completa equivalenza
da Born, Jordan e Dirac. Dall'autunno del 1924 fino
ai primi mesi del 1926 Fermi insegna meccanica teorica
e fisica matematica all'Università di Firenze
dove ritrova l'amico Rasetti, che all'epoca è
assistente universitario. Insieme realizzano una serie
di esperimenti originali dedicati all'effetto di un
campo magnetico variabile sulla polarizzazione della
radiazione di risonanza del mercurio.
1926
Ottenuta la cattedra di fisica teorica all'Università
di Roma. Esce l'articolo Sulla quantizzazione del
gas perfetto monoatomico, il celebre lavoro nel
quale Fermi formula la teoria di un gas ideale di particelle
che obbediscono al principio di esclusione di Pauli.
Subito dopo aver letto l'articolo di Pauli, Fermi si
rende conto di possedere tutti gli elementi per formulare
una teoria del gas ideale soddisfacente il principio
di Nernst allo zero assoluto. L'importanza della statistica
di Fermi per gli elettroni in un metallo viene messa
in luce da un articolo di Pauli di poco successivo (10
febbraio 1927), Sulla degenerazione del gas e il
paramagnetismo, in cui "La statistica quantica
del gas perfetto monoatomico che è dovuta a Fermi
[...] viene estesa al caso in cui gli atomi del gas
possiedano spin e alla magnetizzazione di un tale gas".
In questo lavoro Pauli considera appunto gli elettroni
di conduzione all'interno di un metallo come un gas
perfetto degenere. Nel settembre del 1927, in occasione
del Congresso di Como, Arnold Sommerfeld presenta una
relazione in cui riesce a spiegare per la prima volta
il contributo al calore specifico da parte degli elettroni
di un metallo utilizzando la nuova statistica. Come
è noto, in onore di Fermi, tutte le particelle
che obbediscono a questo tipo di statistica, come gli
elettroni, i protoni e i neutroni, vengono attualmente
chiamate fermioni. Il nome di Fermi verrà anche
adoperato, nell'abbreviazione corrente Fermi motion,
per descrivere la distribuzione della quantità
di moto in un nucleo, considerato un esempio di gas
degenere di nucleoni. Al suo ritorno da Firenze a Roma
per le vacanze estive Fermi trova Pontremoli e Persico
che studiano e discutono questa nuova formulazione della
meccanica quantistica che fa uso di equazioni differenziali
alle derivate parziali e quindi appare alla maggior
parte dei fisici molto più accessibile rispetto
alla "strana" matematica delle matrici utilizzata
da Heisenberg. Una gran parte delle discussioni verte
sulla possibilità di trovare qualche collegamento,
per quanto vago, tra le idee, così inusuali,
della meccanica ondulatoria e i concetti che avevano
guidato il lavoro dei fisici atomici fino a pochi mesi
prima.
1927
Dopo aver sviluppato la statistica di un gas di particelle
che obbediscono al principio di esclusione di Pauli,
Fermi applica lo stesso metodo per calcolare il potenziale
efficace che agisce sugli elettroni di un atomo considerandoli
come un gas di fermioni allo zero assoluto mantenuto
intorno al nucleo dall'attrazione coulombiana. Da questa
applicazione importante nasce il lavoro Un metodo
statistico per la determinazione di alcune proprietà
dell'atomo, oggi noto come metodo di Thomas-Fermi.
Fermi non sa che L. H. Thomas è arrivato alle
stesse conclusioni circa un anno prima, pubblicandole
su una rivista non molto diffusa. Nel settembre del
1927, in occasione delle celebrazioni del centenario
della nascita di Alessando Volta, viene organizzato
un congresso internazionale di fisica a Como. Vi partecipano
tutti i grandi della fisica mondiale. Arnold Sommerfeld
presenta una serie di importanti risultati che mostrano
l'importanza della nuova statistica di Fermi per l'interpretazione
del comportamento degli elettroni nei metalli, assolutamente
inspiegabile in base alle teorie classiche. Quando Fermi
si stabilisce all'Università di Roma come titolare
della cattedra di fisica teorica, non esiste alcun gruppo
di ricerca. Persico è a Firenze, Corbino è
impegnato su altri fronti e si impegna principalmente
sull'attività didattica. Intorno a Fermi si forma
il primo nucleo di una scuola italiana di fisica moderna.
Su interessamento di Corbino Rasetti viene trasferito
a Roma, mentre Emilio Segrè, Edoardo Amaldi e
Ettore Majorana all'epoca sono ancora studenti, ma la
"velocità della formazione di un giovane
fisico alla scuola di Fermi era incredibile", come
ricorda Emilio Segrè. Più tardi si unirà
al gruppo anche Bruno Pontecorvo. Fermi è un
insegnante nato. La grande chiarezza e la nettezza dell'esposizione
derivano non soltanto dalle sue profonde conoscenze
e dalla sua eccezionale lucidità, ma anche dal
lavoro autonomo fatto all'epoca in cui era studente.
Ama tenere lezioni di fisica elementare perché
attribuisce una grande importanza a una buona preparazione
in fisica classica. Il suo corso di fisica matematica
costituisce una specie di enciclopedia contenente elementi
di elettrodinamica, di teoria della relatività,
di teoria della conduzione del calore, di teoria dell'elasticità
e della diffusione.
1928
Nel corso di quest'anno Fermi pubblica una serie di
articoli in cui utilizza il modello di Thomas-Fermi
per calcolare le proprietà degli atomi che variano
con regolarità al variare del numero atomico.Nel
1928 Fermi pubblica il brillante manuale Introduzione
alla fisica atomica che riempie una lacuna importante
nella manualistica universitaria in lingua italiana.
1929
Nel '29 Fermi approfondisce lo studio di questi lavori
e decide, come fa spesso, di riformulare la teoria seguendo
un approccio matematico a lui più familiare.
Nel corso di queste ricerche personali, Fermi comunica
regolarmente i suoi risultati ad allievi e amici, come
Amaldi, Majorana, Racah, Rasetti e Segrè. Ogni
giorno, alla fine del lavoro li raduna intorno al tavolo
e in loro presenza inizia con l'elaborare prima la formulazione
di base dell'elettrodinamica quantistica, di cui si
sta interessando a fondo, e poi, prosegue facendo, una
dopo l'altra, una lunga serie di applicazioni dei principi
generali a particolari problemi fisici. Questo metodo,
caratteristico di Fermi, di lavorare su un problema
teorico "in pubblico" (per così dire)
e di insegnare allo stesso tempo, gli permette di esprimere
ad alta voce quello che sta pensando.
1930
In questo periodo soggiorna a Roma il fisico tedesco
Hans Bethe che rimane molto colpito dalla semplicità
del metodo di lavoro di Fermi: "Egli era in grado
di arrivare al nocciolo di qualsiasi problema, per quanto
complicato fosse, spogliandolo dalle difficoltà
matematiche e dall'inutile formalismo. Con l'aiuto di
questo tipo di approccio era in grado, spesso in non
più di mezz'ora, di risolvere il problema di
fisica più complesso. Certamente, in questo modo
non otteneva una soluzione matematica completa, ma dopo
aver discusso con lui di quell'argomento, chiunque aveva
chiaro qual era la via per la soluzione matematica.".
Più avanti Bethe precisa: "Fermi era un
buon matematico. Egli era in grado, se necessario, di
fare i calcoli matematici più complessi, ma prima
di ogni cosa egli doveva convincersi che ne valesse
la pena". Intorno a Fermi e Franco Rasetti, abilissimo
fisico sperimentale, che Fermi conosceva bene e con
cui aveva lavorato fin dai tempi dell'università,
si raccoglie ormai il gruppetto di giovanissimi fisici
Emilio Segrè, Edoardo Amaldi e Ettore Majorana.
Secondo la testimonianza di Franco Rasetti, Fermi è
ben deciso a imparare le tecniche della fisica nucleare,
molti anni prima che il suo nome diventi famoso in questo
campo. Questa decisione viene messa in atto a partire
dal 1930, quando i membri del gruppo di Roma iniziano
a fare lunghi soggiorni presso i maggiori centri di
ricerca all'estero per acquisire conoscenze relative
a tecniche sperimentali allora sconosciute in Italia.
1931
A partire dal 1929 Fermi e Rasetti avevano cominciato
appunto a rendersi conto che il futuro stava ormai nel
campo della fisica nucleare. A quell'epoca si conosceva
l'esistenza di processi di decadimento che avvengono
con l'emissione di una particella alpha o di una particella
beta, accompagnati da emissione di raggi gamma. Fermi
ha l'idea di organizzare un Congresso internazionale
di fisica nucleare, che si tiene a Roma dall'11 al 17
ottobre del 1931. La presenza degli scienziati più
eminenti nel campo della fisica nucleare conferisce
all'evento una enorme importanza scientifica. In questa
occasione Wolfgang Pauli avanza di nuovo, nel corso
di conversazioni private, l'ipotesi dell'esistenza di
una nuova particella "neutra, leggera e molto penetrante
per salvare il principio della conservazione dell'energia
nel decadimento b", come lui stesso racconta molti
anni dopo a Franco Rasetti.
1932
Una serie di scoperte e di eventi significativi contribuisce
a focalizzare fortemente l'attenzione di una parte importante
della comunità dei fisici sui fenomeni nucleari
e sulle nuove possibilità di ricerca in questo
campo. Possibilità che si amplificano enormemente
grazie allo sviluppo, alla disponibilità e all'uso
produttivo di nuovi acceleratori di particelle. Tutto
comincia a gennaio: l'americano Harold Urey annuncia
la scoperta di un isotopo pesante dell'idrogeno, da
lui battezzato "deuterio". In febbraio James
Chadwick dimostra l'esistenza di una nuova particella
nucleare, il neutrone. In aprile John Cockcroft e Ernest
Thomas Walton riescono ad ottenere la prima disintegrazione
nucleare bombardando nuclei leggeri con protoni artificialmente
accelerati. In agosto Carl Anderson individua, nelle
immagini di tracce lasciate da raggi cosmici, l'esistenza
di una nuova particella, l'elettrone carico positivamente,
subito denominata "positrone". E' la conferma
sperimentale dell'esistenza dell'antiparticella dell'elettrone
prevista dalla teoria relativistica dell'elettrone di
P. A. M. Dirac. Immediatamente Patrick Blackett e Giuseppe
Occhialini cercano e trovano non soltanto le tracce
dei positroni nelle emulsioni già esposte, ma
individuano anche eventi in cui è più
evidente la creazione della coppia elettrone-positrone
sotto l'effetto di radiazioni g ad altissima frequenza.
Quella stessa estate Ernest Lawrence, Stanley Livingston
e Milton White utilizzano per disintegrare nuclei il
ciclotrone ideato da Lawrence, uno strumento che nel
giro di pochi mesi sarà in grado di generare
circa 5 MeV. Al ritorno di Rasetti da Berlino-Dahlem
nell'autunno del 1932, si decide di dare inizio a un
programma di ricerche in fisica nucleare. Gli strumenti
vengono progettati e fatti poi costruire da ditte esterne.
Il punto debole del dipartimento di fisica di Roma è
proprio la mancanza di strumentazione e la mancanza
di efficienza dell'officina per costruire gli apparati.
Per la fine del 1933 la strumentazione nucleare sarà
adeguata per fare ricerche secondo linee diverse.
1933
Nell'ottobre di quest'anno Fermi partecipa al settimo
Congresso Solvay: la fisica nucleare ha fatto passi
da gigante a livello sperimentale e il modello del nucleo
composto di protoni e neutroni è abbastanza ben
stabilito attraverso il lavoro di Werner Heisenberg,
Dimitri Iwanenko e Ettore Majorana. Due mesi dopo Fermi
completa il suo celebre lavoro Tentativo di una teoria
dei raggi beta, in cui applica la teoria quantistica
dei campi alla radioattività beta: l'emissione
di un elettrone è simile all'emissione di luce
da parte di un atomo eccitato - né la particella
b né il quanto di luce sono contenuti dentro
l'atomo prima dell'emissione - ma l'emissione della
particella b non è dovuta all'interazione elettromagnetica,
bensì a una nuova classe di forze, che, molto
più tardi, sarà conosciuta come interazione
debole. Secondo la teoria elettroni e neutrini possono
essere creati e distrutti; ogni transizione da neutrone
a protone deve essere accompagnata dalla creazione di
un elettrone e di un neutrino all'atto del processo
di disintegrazione. In questo modo Fermi bandisce formalmente
gli elettroni dal novero dei costituenti del nucleo
e apre un nuovo campo della fisica delle particelle
elementari, la fisica delle interazioni deboli. Inoltre
chiarisce definitivamente che il neutrone non è
un sistema legato protone-elettrone, come molti avevano
pensato in un primo momento e spazza via ogni dubbio
relativo alle congetture di Bohr sulla non conservazione
dell'energia nei processi di decadimento. I risultati
di Fermi aprono nuove prospettive alle ricerche già
in atto sulle forze nucleari.
1934
Nel mese di gennaio del 1934 Irène Curie e Frédéric
Joliot annunciano la scoperta di nuovi radioisotopi
ottenuti artificialmente bombardando i nuclei di elementi
leggeri con particelle a. Fermi intuisce immediatamente
che i neutroni possono essere validamente utilizzati
come proiettili per indurre la radioattività
artificiale: essendo privi di carica non sono soggetti
alla repulsione coulombiana esercitata dai nuclei bersaglio.
E' l'occasione per iniziare esperimenti su larga scala.
Verso la fine di marzo vengono irradiati diversi elementi
la cui attività viene misurata per mezzo di un
contatore Geiger-Müller. Dopo una serie di tentativi
infruttuosi fatti con la sorgente di polonio-berillio,
Rasetti parte per il Marocco e Fermi inizia a bombardare
in modo sistematico gli elementi del sistema periodico
di numero atomico crescente utilizzando una sorgente
neutronica più intensa costituita da radon e
berillio. Sorgenti di questo tipo erano già state
fornite da Giulio Cesare Trabacchi, dell'Istituto di
Sanità (proprio per questo soprannominato dai
membri del gruppo "La divina Provvidenza")
e utilizzate con lo spettrometro a raggi gamma. Finalmente
il contatore di Geiger-Müller registra alcuni conteggi
irradiando il fluoro e l'alluminio. Secondo l'interpretazione
data subito da Fermi il nucleo dell'alluminio assorbe
un neutrone emettendo una particella a (nucleo di elio)
trasformandosi in sodio che a sua volta decade trasformandosi
in calcio con emissione di una particella b (elettrone).
Il 25 marzo 1934 esce sulla rivista del CNR, La Ricerca
Scientifica, l'articolo Radioattività provocata
da bombardamento di neutroni-I il primo di una lunga
serie di lavori che vedranno Fermi protagonista, insieme
al suo gruppo, di un filone di ricerca i cui esiti sono
per ora assolutamente insospettati. Per procedere più
rapidamente Fermi chiede ad Amaldi e Segrè di
lavorare con lui. Rasetti è richiamato dal Marocco
e il chimico Oscar D'Agostino, appena tornato per le
vacanze di Pasqua dal laboratorio dei Joliot-Curie,
dove aveva appreso le tecniche di radiochimica, è
sollecitato a unirsi al gruppo. In poco tempo vengono
irradiati con neutroni una sessantina di elementi e
in almeno quaranta di questi vengono scoperti, e spesso
identificati, nuovi elementi radioattivi. I risultati
ottenuti dal gruppo dei "ragazzi di via Panisperna"
dimostrano tutti i vantaggi del lavoro di équipe,
introdotto per la prima volta proprio a Roma. La grande
importanza di questi risultati è immediatamente
evidente. Il 24 aprile Ernest Rutherford, il padre della
fisica nucleare, si complimenta con Fermi per il successo
degli esperimenti: "Mi congratulo con lei per il
successo della sua fuga dalla sfera della fisica teorica.
Sembra proprio che lei abbia trovato una buona linea
di ricerca per cominciare". Nel procedere con il
bombardamento sistematico, Fermi e il suo gruppo, all'inizio
dell'estate, arrivano a irradiare il torio (numero atomico
90) e l'uranio (numero atomico 92), ma la naturale attività
di questi elementi ostacola l'identificazione dei nuovi
radionuclidi artificiali ottenuti. Fermi e il suo gruppo
dimostrano che l'attività di tali radionuclidi
non è dovuta ad alcuno degli isotopi di elementi
compresi fra il piombo e l'uranio, cioè con numero
atomico compreso fra 86 e 92. Il gruppo è convinto
di avere prodotto e identificato due elementi transuranici
che vengono battezzati "esperio" e "ausonio"
e accantona la possibilità che il nucleo di Uranio
possa scindersi in "molti grandi pezzi" ciascuno
dei quali può essere un isotopo di elementi noti
ma lontani dall'uranio e dal torio nella tavola periodica.
Questa ipotesi, esplicitamente avanzata dalla chimica
tedesca Ida Noddack in un suo articolo del 1934 regolarmente
inviato a Fermi, implica un tipo di reazione nucleare
completamente nuovo e viene rapidamente accantonata.
Altri quattro anni di ricerche portate avanti nei laboratori
più importanti dell'epoca saranno necessari per
svelare l'enigma dei "transuranici".
Nell'autunno del 1934 Fermi assegna ad Amaldi e Bruno
Pontecorvo, appena laureato, il compito di stabilire
una scala quantitativa delle attività indotte
negli elementi bombardati. I due si trovano subito di
fronte a una serie di problemi perché l'intensità
della radioattività ottenuta sembra dipendere
dal materiale su cui vengono posti la sorgente e l'elemento
da irradiare, come ricorda Amaldi: "Certi tavoli
con sopra uno spettroscopio avevano proprietà
miracolose; l'argento irradiato su quei tavoli diventava
molto più attivo rispetto a quando veniva irradiato
su altri tavoli di marmo nella stessa stanza".
Per chiarire il mistero vengono eseguite osservazioni
sistematiche a partire dal 18 ottobre, in particolare
Amaldi effettua una serie di misure all'esterno e all'interno
di una sorta di casetta di piombo le cui pareti hanno
5 centimetri di spessore che serve da schermo per le
radiazioni. I risultati mostrano chiaramente che, mentre
all'esterno la capacità di attivazione decresce
rapidamente con l'aumento della distanza fra sorgente
ed elemento irradiato, all'interno la diminuzione è
molto più lenta. A questo punto, per misurare
l'assorbimento del piombo viene preparato un cuneo di
questo materiale da inserire tra la sorgente di neutroni
e il rivelatore con l'idea di confrontarne l'assorbimento
rispetto a un mattoncino di piombo dello stesso spessore.
La mattina del 22 ottobre i membri del gruppo sono impegnati
con gli esami e Fermi decide di procedere da solo per
risolvere l' "enigma del piombo". In quel
momento soltanto Enrico Persico, in visita da Firenze,
si trova con lui ed è lui stesso ad annotare
le misure fatte da Fermi. Anni dopo Fermi racconterà
a Subrahmanyan Chandrasekhar che al momento di collocare
il cuneo di piombo, senza alcun particolare motivo,
aveva deciso di mettere al suo posto un pezzo di paraffina.
La sera stessa il gruppo scrive una lettera per La Ricerca
Scientifica Azione di sostanze idrogenate sulla radioattività
provocata dai neutroni-1 in cui annuncia la sensazionale
scoperta: "Uno spessore di alcuni centimetri di
paraffina interposto fra la sorgente e l'argento invece
di diminuire l'attivazione la aumenta". I neutroni
rallentati fino all'energia dell'agitazione termica
delle molecole dalle collisioni con nuclei di idrogeno
passano più tempo nelle vicinanze dei nuclei
bersaglio diventando più efficaci nell'indurre
la radioattività artificiale. La scoperta dell'effetto
dei neutroni lenti apre una nuova fase nel programma
di ricerca del gruppo che si concentra ormai sul problema
degli effetti derivanti da questo fenomeno. La scoperta
ha immediate applicazioni pratiche nella possibilità
di produrre isotopi radioattivi artificiali da utilizzare
per esempio come traccianti a scopi fisici, chimici
e biologici. Orso Mario Corbino convince Fermi e i suoi
collaboratori a prendere un brevetto.
1935
A partire da quest'anno il gruppo comincia a disperdersi.
Segrè si trasferisce a Palermo, dove ha vinto
la cattedra di fisica sperimentale, Pontecorvo lavora
con Gian Carlo Wick e poi si sposta a Parigi dai Joliot-Curie
nella primavera del '36, mentre D'Agostino inizia a
lavorare nell'Istituto di chimica del CNR. Durante l'estate
Rasetti visita il laboratorio di Robert Millikan a Pasadena
dove studia un acceleratore lineare ad alto voltaggio
e il Radiation Laboratory a Berkeley dove si trova la
nuova macchina acceleratrice ideata da Ernest Lawrence.
Il ciclotrone produce fasci di neutroni di intensità
incredibilmente più elevate rispetto a quelle
ottenibili con le sorgenti naturali di cui dispongono
i fisici romani. Rasetti trascorre l'anno accademico
1935-36 alla Columbia University, mentre Amaldi e Fermi
restano i soli a fare ricerca sulle proprietà
dei neutroni lenti, lavorando "con un'ostinazione
incredibile", come ricorda lo stesso Amaldi, forse
proprio per reagire a un'atmosfera che si fa sempre
più plumbea. "Si iniziava alle otto del
mattino e, praticamente senza intervallo, andavamo avanti
fino alle sei, sette di sera e anche oltre. Le misure
venivano realizzate in base a un preciso programma.
Esse duravano tre-quattro minuti e si ripetevano per
molte ore e anche per molti giorni se questo era necessario
a risolvere il problema impostato. Risolto un problema,
ne affrontavamo immediatamente un altro, senza interruzione,
senza ombra di dubbio".
1936
Nel giro di pochi mesi, a cavallo con l'anno precedente,
Fermi e Amaldi pubblicano una serie di lavori su La
Ricerca Scientifica che culminano con un ampio articolo
inviato a Physical Review nel quale si illustrano una
serie di risultati conclusivi dello studio sistematico
sull'assorbimento e la diffusione di neutroni lenti.
Da queste ricerche emerge un nuovo interessante fenomeno:
il forte assorbimento, da parte di molti elementi, di
neutroni la cui energia cinetica cade in alcune bande
di energia caratteristiche del nucleo bersaglio. In
seguito alla scoperta di queste risonanze Bohr propone
nell'aprile del 1936 il cosiddetto "modello del
nucleo composto", secondo il quale le reazioni
nucleari possono suddividersi in due fasi: nella prima
la collisione tra un neutrone e un nucleo pesante dà
luogo alla formazione di un nucleo composto che sopravvive
per un tempo relativamente lungo e successivamente si
decompone secondo un processo che non ha alcuna relazione
con il primo stadio e nel quale tuttavia si conservano
l'energia totale, la parità e il momento angolare.
1937
Nel gennaio del 1937 Fermi rimane privo del sostegno
politico e scientifico di Corbino, che muore all'improvviso
di polmonite. La sensazione della fine di un'epoca viene
profondamente avvertita da tutti i membri dell'Istituto
e in effetti il cambio di direzione dell'Istituto -
il successore di Corbino è Antonino Lo Surdo,
e non Fermi, come ci si sarebbe aspettato - e la situazione
politica, che si sta deteriorando rapidamente, fanno
presagire la catastrofe imminente. Nel frattempo Fermi
riesce a far approvare insieme a Domenico Marotta, direttore
dell'Istituto di sanità pubblica, una proposta
per realizzare un acceleratore del tipo Cockcroft-Walton
da 1 MeV, in grado di accelerare particelle fino a un'energia
di un milione di Volt. Nel giugno del 1937 Fermi e il
suo gruppo realizzano un prototipo in scala ridotta,
da 200 keV, nei locali dell'Istituto di Fisica che nel
frattempo si è trasferito da via Panisperna alla
nuova città universitaria. L'acceleratore da
1 MeV verrà completato due anni dopo, quando
Fermi ormai avrà lasciato l'Italia. Nel gennaio
dello stesso anno Fermi presenta al CNR una dettagliata
proposta per la costituzione di un Istituto nazionale
di radioattività, nella quale fa notare come
l'Italia, che fino a quel momento ha avuto una posizione
preminente in questo campo di ricerca, stia perdendo
decisamente terreno rispetto ai laboratori dotati di
macchine acceleratrici che forniscono sorgenti artificiali
di neutroni la cui intensità è "migliaia
di volte superiore a quelle ottenibili partendo dalle
sostanze naturali" e prosegue: "E' chiaro
come queste circostanze rendano vano pensare a un'efficace
concorrenza con l'estero, se anche in Italia non si
trova il modo di organizzare le ricerche su un piano
adeguato". Nel corso di una sua visita a Ernest
Lawrence nell'estate del 1937 Fermi esamina concretamente
la possibilità di realizzare in Italia un ciclotrone
"economico". Ma nel luglio 1937 muore improvvisamente
Guglielmo Marconi, che nella sua veste di presidente
del CNR e dell'Accademia d'Italia era stato un valido
sostenitore del gruppo, nonostante le sue numerose richieste
per ottenere fondi per la ricerca non fossero del tutto
in consonanza con l'idea che Mussolini aveva riguardo
al ruolo della scienza nello Stato fascista.
1938
Il 25 marzo scompare misteriosamente Majorana nel corso
di un viaggio per mare da Palermo a Napoli
Nel maggio del 1938 il CNR respinge definitivamente la
proposta di Fermi per l'Istituto nazionale di radioattività
adducendo la limitata disponibilità di fondi e
poco dopo gli assegna un contributo che Fermi giudica
del tutto insufficiente per realizzare qualsiasi progetto,
in particolare l'idea del ciclotrone. E' evidente ormai
che la più importante istituzione scientifica italiana
non è in grado di mettere a disposizione di Fermi
e dei suoi collaboratori i mezzi necessari per proseguire
ricerche che possano competere con quelle portate ormai
avanti nei laboratori più avanzati. All'inizio
di settembre i coniugi Fermi decidono di emigrare. Il
10 novembre Fermi riceve l'annuncio ufficiale del conferimento
del premio Nobel e decide di proseguire direttamente per
gli Stati Uniti dopo il soggiorno a Stoccolma per la cerimonia
di conferimento del premio. Nel corso dei suoi precedenti
soggiorni negli Stati Uniti Fermi aveva maturato una profonda
simpatia per quel Paese, come ricorda Emilio Segrè:
"Lo attiravano i laboratori attrezzati, gli abbondanti
mezzi di ricerca, l'entusiasmo che sentiva nella nuova
generazione di fisici" e prosegue sottolineando come
la decisione di emigrare fosse "più l'esecuzione
di un piano a lungo meditato che una decisione improvvisa
determinata dalle circostanze". Il 10 dicembre Fermi
riceve a Stoccolma il premio Nobel per la fisica: "Per
aver dimostrato l'esistenza di nuovi elementi radioattivi
prodotti dall'irradiazione mediante neutroni e per la
scoperta, legata alla precedente, delle reazioni nucleari
provocate da neutroni lenti". Ma nel frattempo una
incredibile catena di avvenimenti si era messa in moto:
Otto Hahn, un valente radiochimico, e Fritz Strassmann,
esperto di analisi chimiche, avevano individuato la presenza
di bario radioattivo negli elementi prodotti dal bombardamento
con neutroni e il 22 dicembre 1938 inviano un articolo
alla rivista Naturwissenschaften in cui annunciano la
scoperta. Nelle bozze della Nobel Lecture, Artificial
radioactivity produced by neutron bombardment [Radioattività
artificiale prodotta da bombardamento di neutroni] pubblicate
nel 1939, Fermi aggiungerà una nota menzionando
la scoperta: "E' necessario riesaminare tutti i problemi
relativi agli elementi transuranici, considerandeo che
molti di loro potrebbero rivelarsi i prodotti della fissione
dell'Uranio".
1939
Fermi arriva a New York il 2 gennaio e molto presto
viene a conoscenza della scoperta della fissione dell'Uranio.
L'articolo di Hahn e Strassmann è pubblicato
in gennaio ma, come ricorda Segrè, "La notizia
di queste sensazionali scoperte si diffuse a voce, per
lettera e per telegramma mentre il lavoro procedeva
e prima che fosse stato pubblicato qualsiasi risultato".Il
26 gennaio, all'inizio della VI Conferenza di Fisica
Teorica tenuta a Washington Fermi avanza l'ipotesi che
in una reazione così violenta i nuclei possano
emettere neutroni, che, a loro volta, sarebbero in grado
di provocare una nuova fissione. Una dimostrazione del
processo di fissione viene organizzata per i partecipanti
al convegno. Era possibile sviluppare una reazione a
catena? Fermi insiste sulla necessità di effettuare
misure quantitative e un mese dopo il suo arrivo alla
Columbia University, insieme a un gruppo di lavoro di
cui fanno parte il giovane Herbert Anderson e J.R. Dunning
(suo relatore), firma il suo primo articolo "americano".
In seguito sarà impossibile seguire il lavoro
di Fermi attraverso la letteratura periodica pubblica.
Le relazioni vengono dichiarate "top secret".
Nella primavera Fermi, Anderson e Leo Szilard pubblicano
Neutron Production and Absorption in Uranium
[Produzione e assorbimento di neutroni in Uranio]: il
numero di neutroni emessi dall'Uranio sotto l'azione
dei neutroni lenti è maggiore di quelli assorbiti.
E' la condizione necessaria per realizzare una reazione
a catena. La maggior parte dei progressi fondamentali
per la fisica dei reattori verranno realizzati durante
il 1939 e il 1940. Fermi è il primo a informare
le autorità militari sulle possibili implicazioni
belliche di una eventuale reazione a catena: nel mese
di marzo tiene una conferenza al Ministero della Marina
in seguito alla quale viene concesso un piccolo finanziamento
per queste ricerche alla Columbia University. All'inizio
dell'estate del 1939 Szilard, insieme a Paul Wigner,
ungherese anche lui, convince Albert Einstein a firmare
una lettera indirizzata a F. D. Roosevelt, all'epoca
Presidente degli Stati Uniti, in cui vengono messe in
evidenza le ricerche di Fermi e Szilard negli Stati
Uniti e di Joliot in Francia sulla reazione a catena
e la quasi certezza di poter "pervenire a questo
risultato nell'immediato futuro".Il comitato riesce
a ottenere una certa quantità di fondi per proseguire
le ricerche sulla reazione a catena da parte delle forze
armate americane.
1940-1954
Per la sua esperienza nella fisica dei neutroni, Fermi
diventa il leader naturale del gruppo incaricato di
portare a termine la prima fase del progetto che porterà
alla bomba: la realizzazione di una reazione a catena
autosostenuta e controllata; il lavoro, coperto dal
segreto militare, viene svolto in uno scantinato dell'università
di Chicago, designato con il nome in codice di Metallurgical
Laboratory. Nel dicembre 1942, la prima reazione nucleare
controllata della storia viene innescata nel reattore
costruito sotto la direzione di Fermi. Parte il progetto
Manhttan, in cui Fermi svolge un ruolo di primo piano
come esperto di reattori nucleari, consulente generale
sulle questioni treoriche e infine membro del ristretto
gruppo di scienziati (ne fanno parte Robert Oppenheimer,
Ernest Lawrence e Arthur Compton) incaricato di esprimere
pareri tecnici sull'utilizzo di un arma nucleare. Nell'agosto
del 1944 Fermi di trasferisce stabilmente nel villagio-laboratorio
di Los Alamos, seguendo tutta la fase di messa a punto
della bomba atomica, assistendo nel luglio del 1945
alla prima esplosione nucleare nel deserto di Alamogordo
e contribuendo, nella qualità di esperto al processo
decisionale che porta nell'agosto successivo all'utilizzo
delle armi atomiche contro le città giapponesi
di Hiroshima e Nagasaki. Alla fine della guerra, Fermi
torna a Chicago e ricomincia ad occuparsi di problemi
di fisica fondamentale nel mutato panorama intellettuale
generato dalla scoperta delle proprietà della
nuove particelle elementari e dei problemi dell'elettrodinamica
quantistica. In Questi anni si forma attorno a lui un
nutrito gruppo di studenti, tra cui un buon numero di
futuri premi Nobel. Continua Comunque a svolgere funzioni
importanti di consulente scientifico per il governo
americano. Verso la fine degli anni quaranta si pone
il problema dell'eventuale sviluppo delle ricerche verso
la realizzazione di un ordigno termonucleare. Fermi
si schiera contro, in qualità di membro del GAC
in modo molto deciso contro l'opportunità di
iniziare uno sforzo in questa direzione ma quando, contro
il parere suo e dei suoi colleghi, vince la linea sostenuta
da Teller e parte il programma di sviluppo dell'ordigno
termonucleare, accetta di collaborare alle ricerche,
sviluppando con il matematico Stan Ulan una parte importante
dell'elaborazione teorica necessaria. E' nell'ambito
di queste ricerche che Fermi sviluppa l'interesse per
le possibilità aperte dai nuovi calcoratori elettronici,
e nei primi anni cinquanta, sempre in collaborazione
con Ulam, svolge un lavoro fondamentale e pionieristico
di utilizzo del computer come strumento di simulazione
per ricostruire la proprietà del comportamento
di sistemi dinamici non lineari, la cui evoluzione non
si è in grado di descrivere con un trattamento
analitico.
Fermi torna due volte in Italia. Nel 1949 partecipa
ad un importante conferenza sui raggi cosmici a Como
e nel 1954 tiene, alla scuola estiva della Società
Italiana di Fisica a Varenna un memorabile corso sulla
fisica dei pioni e dei nucleoni. Di ritorno a Chicago
da questo ultimo viaggio, viene operato per un tumore
maligno allo stomaco, ma sopravvive solo poche settimane
all'intervento. Si spegne il 29 novembre del 1954.